Grandi sventolii di bandiere, grandi rimbombi dell'inno "Fratelli d'Italia" in ogni angolo del nostro paese.
Uno settacolo apparentemente omogeneo, ma con quisquiliamenti vari a bassa voce dietro ogni angolo dal quale giravi.
Dalla Calabria alla Sicilia a Napoli e al sud in genere, c'è stato sempre qualcuno che ha avuto da ridire, qualche critico dalla muffa in tasca (o in testa) che ha rimpianto i Borboni, da sempre simbolo di arretratezza storica.
Se poi ti spostavi al nord, potevi assistere al malinconico spettacolo di una Lega che si defilava da quasi ogni manifestazione, come se gli eredi di Cavour e di Garibaldi fossero peggio del Barbarossa battuto a Legnano ottocento anni fa.
Poi le minoranze etniche, a partire dagli altoatesini, che non hanno fatto neanche un piccolo passo avanti dal tempo di Cecco Peppe. Insomma, una malinconia, malgrado gli sforzi di Napolitano e di altri uomini di razza a cui va tutto il nostro rispetto.
Una festa poco sentita. Forse facevamo bene a risparmiare la spesa delle bandiere e della giornata lavorativa perduta.
Uno settacolo apparentemente omogeneo, ma con quisquiliamenti vari a bassa voce dietro ogni angolo dal quale giravi.
Dalla Calabria alla Sicilia a Napoli e al sud in genere, c'è stato sempre qualcuno che ha avuto da ridire, qualche critico dalla muffa in tasca (o in testa) che ha rimpianto i Borboni, da sempre simbolo di arretratezza storica.
Se poi ti spostavi al nord, potevi assistere al malinconico spettacolo di una Lega che si defilava da quasi ogni manifestazione, come se gli eredi di Cavour e di Garibaldi fossero peggio del Barbarossa battuto a Legnano ottocento anni fa.
Poi le minoranze etniche, a partire dagli altoatesini, che non hanno fatto neanche un piccolo passo avanti dal tempo di Cecco Peppe. Insomma, una malinconia, malgrado gli sforzi di Napolitano e di altri uomini di razza a cui va tutto il nostro rispetto.
Una festa poco sentita. Forse facevamo bene a risparmiare la spesa delle bandiere e della giornata lavorativa perduta.
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